Per novanta minuti, alle Scuderie Estensi di Tivoli, la luce non si è limitata a illuminare il pianoforte. Ne ha seguito il respiro, accompagnandone le trasformazioni e rendendo visibile quel movimento continuo tra ordine e inquietudine, trasparenza e ombra, dal quale ha preso forma Chiaroscuri, il recital pianistico di Giacomo Rossetti.
Il concerto si è svolto domenica 25 gennaio davanti a circa ottanta spettatori, all’interno della rassegna Incanti, collegata al festival Poetica della Luce. Promosso dal Comune di Tivoli e organizzato da Urban Monkey APS attraverso Jungle Music Factory, l’appuntamento ha unito l’esecuzione dal vivo a un progetto di light design realizzato con corpi illuminanti LED e controller programmati in relazione al repertorio.
Non una semplice scenografia, dunque, ma una seconda linea narrativa: discreta nei momenti più raccolti, più incisiva nelle pagine dominate dal contrasto e dalla tensione drammatica.
Un concerto dentro la Poetica della Luce
Il festival Poetica della Luce era stato presentato come una costellazione di arte, musica, installazioni, mostre e laboratori capace di attraversare Tivoli durante il periodo invernale. Il recital di Rossetti ne ha prolungato idealmente lo spirito, trasformando il concetto di luce in materia musicale e scenica.
La scelta delle Scuderie Estensi ha rafforzato questa relazione. L’edificio seicentesco, oggi convertito in centro multimediale destinato a teatro, arte e musica, conserva una struttura architettonica capace di dare profondità tanto al suono quanto alle variazioni luminose.
In questo spazio, Chiaroscuri ha cercato un punto di incontro tra la tradizione del recital pianistico e una concezione più immersiva dell’esperienza concertistica. Le transizioni luminose erano state predisposte durante le prove in rapporto ai diversi brani, con l’obiettivo di sostenerne atmosfera, carattere e sviluppo formale.
Il risultato non chiedeva alla luce di spiegare la musica. Le chiedeva piuttosto di reagire a essa.
La luce non si è limitata a illuminare il pianoforte. Ne ha seguito il respiro.
Chiaroscuri · Scuderie Estensi
Da Bach al Romanticismo: il programma come drammaturgia
Il titolo del recital trovava la propria ragione più profonda nella costruzione del programma. Quattro compositori e quattro differenti modi di costruire il contrasto.
Quattro prospettive sul chiaroscuro

Il Concerto Italiano di Bach apriva il percorso affidando a un solo pianoforte l’illusione di un dialogo tra solista e orchestra. La scrittura alterna piani, densità e registri, creando un gioco di opposizioni che anticipava perfettamente il tema della serata: una musica capace di suggerire masse sonore differenti pur nascendo da un unico strumento.
Con il movimento centrale della Sonata K 333 di Mozart, il paesaggio cambiava. Alla brillantezza bachiana subentrava una dimensione più sospesa, nella quale l’eleganza della forma non elimina mai del tutto l’ombra. Dietro l’apparente naturalezza della frase, il discorso armonico si increspa, devia e introduce una tensione che sembra affiorare senza mai infrangere l’equilibrio.
La seconda parte portava invece il chiaroscuro dentro il cuore del Romanticismo. Nella Ballata n. 1 di Chopin il contrasto non riguarda soltanto il volume o il carattere, ma la stessa natura del racconto. Episodi lirici e improvvise accelerazioni, slanci cantabili e passaggi tempestosi convivono in una struttura che sembra inventare il proprio percorso mentre procede.
Il finale con le Réminiscences de Don Juan di Liszt spingeva questo principio fino alla dimensione teatrale. Il pianoforte raccoglie e trasforma alcuni dei temi più celebri del Don Giovanni mozartiano, trascinandoli in una pagina virtuosistica nella quale seduzione, dramma e vertigine si inseguono senza tregua.
Il programma non appariva quindi come una successione di quattro grandi opere, ma come un itinerario: dalla nitidezza architettonica di Bach alla teatralità quasi febbrile di Liszt, passando attraverso l’ambiguità luminosa di Mozart e la narrazione inquieta di Chopin.
Giacomo Rossetti, una formazione costruita sul repertorio
Pianista romano, Giacomo Rossetti ha iniziato lo studio dello strumento all’età di quattro anni. Dopo il Liceo Musicale Giordano Bruno, ha conseguito il diploma accademico di primo livello al Conservatorio Santa Cecilia con il massimo dei voti e la lode, partecipando parallelamente a concorsi nazionali e internazionali e a masterclass con pianisti come Anna Kravtchenko, Carlo Grante, Leonid Margarius, Roberto Cappello, Pierluigi Camicia e Andrea Lucchesini.
Nel suo percorso figurano anche le esibizioni per i Concerti del Tempietto e all’Accademia d’Ungheria di Roma. Proprio in quest’ultima occasione aveva già affrontato la Ballata op. 23 di Chopin, all’interno di un programma completato da Franck e dalla Dante-Sonate di Liszt: un repertorio che mostra una particolare familiarità con le grandi forme narrative e virtuosistiche dell’Ottocento.
In Chiaroscuri, questa esperienza è confluita in un programma impegnativo non soltanto sul piano tecnico. Passare da Bach a Mozart e poi da Chopin a Liszt significa cambiare continuamente concezione del suono, articolazione, respiro e rapporto con il tempo.
È proprio in questa pluralità che il recital ha trovato la propria identità.

La luce come strumento invisibile
L’elemento più caratteristico della serata è stato il rapporto costruito tra pianoforte e light design.
Jungle Music Factory ha curato l’allestimento tecnico e la gestione delle scene luminose, definendo colori e transizioni in relazione ai diversi momenti del repertorio. Il progetto prevedeva un set dedicato con illuminazione LED, controller e due tecnici impegnati nella componente audio e luce.
La difficoltà di un intervento simile consiste nel trovare una misura. Una luce troppo invadente rischierebbe di trasformare il concerto in uno spettacolo illustrativo; una presenza eccessivamente neutra renderebbe invece inutile l’intero progetto.
Il concetto di Chiaroscuri ha permesso di evitare entrambe le direzioni. Le variazioni luminose non erano chiamate a rappresentare letteralmente le composizioni, ma a evidenziarne le opposizioni interne: la chiarezza e l’ombra, la disciplina e l’abbandono, il controllo e l’esplosione.
In questo senso, il light design è diventato una sorta di strumento invisibile. Non produceva suono, ma modificava il modo in cui il pubblico percepiva lo spazio e il tempo dell’esecuzione.
Le Scuderie Estensi come spazio musicale
La partecipazione di circa ottanta persone e la permanenza del pubblico per l’intera durata del concerto confermano l’interesse per una proposta che, pur partendo dal repertorio classico, ha cercato una forma di presentazione contemporanea.
È un dato importante soprattutto per una città come Tivoli, nella quale gli spazi storici possono diventare non soltanto contenitori prestigiosi, ma luoghi attivi di produzione culturale.
Le Scuderie Estensi si prestano particolarmente a questo ruolo. La loro trasformazione da edificio storico a centro multimediale consente di ospitare concerti, incontri, esposizioni e progetti interdisciplinari, mantenendo visibile il rapporto tra patrimonio architettonico e linguaggi del presente.
Chiaroscuri ha lavorato esattamente su questa relazione: una musica appartenente alla grande tradizione europea, un giovane interprete, uno spazio storico e una regia luminosa costruita con strumenti contemporanei.
Quando il concerto diventa esperienza
Il recital di Giacomo Rossetti ha mostrato come l’innovazione non richieda necessariamente di modificare il repertorio o sovrapporgli elementi estranei.
A volte è sufficiente cambiare il modo di ascoltare.
In Chiaroscuri, Bach, Mozart, Chopin e Liszt sono rimasti al centro della scena. La luce non ha sostituito la musica e non ne ha ridotto la complessità: ha creato attorno a essa una diversa condizione percettiva, invitando il pubblico a osservare il suono mentre prendeva forma.
La collaborazione tra il Comune di Tivoli e Urban Monkey APS, con la direzione organizzativa e tecnica di Jungle Music Factory, ha così prodotto un appuntamento coerente con l’identità di Poetica della Luce: valorizzare il patrimonio cittadino attraverso esperienze nelle quali arti, luoghi e pubblici possano incontrarsi.
Alla fine resta l’immagine di un pianoforte circondato da zone di luce e di ombra.
Una scena essenziale, ma sufficiente a ricordare che anche nella musica più rigorosamente scritta esiste sempre qualcosa che sfugge alla piena illuminazione. Ed è spesso proprio lì che comincia l’ascolto.
Fonti e approfondimenti
Poetica della Luce su Visit Tivoli · Le Scuderie Estensi sul sito del Comune di Tivoli · Profilo e programma di Giacomo Rossetti all’Accademia d’Ungheria. Programma, dati dell’evento e materiali grafici sono stati forniti da Urban Monkey APS.
