Per tre notti Piazza Campitelli ha cambiato ritmo. Le pietre del centro storico di Tivoli, abituate a custodire secoli di storia, sono diventate il fondale di una scena musicale contemporanea, giovane e sorprendentemente eterogenea.
Chitarre, sintetizzatori, beat, distorsioni e scrittura d’autore hanno attraversato uno degli angoli più raccolti della città, dimostrando che anche una piazza intima può trasformarsi in un autentico spazio di scoperta.
È questa l’immagine lasciata da AltiSuoni 2025, rassegna dedicata al rock e alla musica indipendente inserita nel programma di Art Tivoli 2025. L’intero cartellone, promosso dal Comune di Tivoli, ha proposto dodici spettacoli dal vivo tra il 27 giugno e il 20 luglio, coinvolgendo Villa Gregoriana, Villa Adriana, il Santuario di Ercole Vincitore, Piazza Trento e Piazza Campitelli. Concerti, teatro e performance hanno così messo in dialogo la produzione artistica contemporanea con il patrimonio storico e paesaggistico tiburtino. Tutti gli appuntamenti erano a ingresso gratuito.
All’interno di questo percorso, AltiSuoni ha rappresentato il versante più elettrico e immediato: sei serate distribuite nei fine settimana dell’11, 12 e 13 luglio e del 18, 19 e 20 luglio, tutte ospitate a Piazza Campitelli. Il primo trittico, curato dall’Associazione culturale Ondamusic.it, ha portato sul palco The Niro, Galoni e il duo formato da Ilaria Graziano e Francesco Forni: tre modi diversi di attraversare il cantautorato, dall’indie più raffinato alla scrittura civile, fino alle contaminazioni tra folk, blues e suggestioni cinematografiche.
Il secondo fine settimana ha invece affidato a Jungle Music Factory il compito di chiudere la prima edizione. Non un semplice prolungamento del programma, ma quasi un festival nel festival: tre serate costruite intorno a progetti originali, artisti della provincia e della Capitale e linguaggi che raramente trovano spazio nello stesso cartellone.



Una piazza come laboratorio musicale
La formula scelta da Jungle Music Factory è stata chiara: niente serata monografica e nessuna rigida separazione tra generi. Ogni appuntamento ha accostato artisti con identità differenti, lasciando che fosse il palco a creare connessioni inattese.
Nel messaggio pubblicato al termine della manifestazione, Jungle Music Factory ha descritto AltiSuoni come tre giorni di musica inedita durante i quali una piazza raccolta è diventata un luogo della contemporaneità. È probabilmente questa la sintesi più efficace dell’intero progetto: non soltanto portare concerti nel centro di Tivoli, ma offrire alla musica nuova un contesto riconoscibile, curato e realmente aperto all’ascolto.
L’idea di “suoni alti” non sembra quindi riferirsi soltanto al volume. Riguarda l’ambizione di alzare lo sguardo, di creare uno spazio nel quale band locali, nuovi cantautori e progetti già attivi nella scena romana possano incontrarsi davanti a un pubblico non necessariamente composto soltanto da addetti ai lavori.
AltiSuoni in movimento
Il racconto per immagini del fine settimana conclusivo: il palco, gli artisti, il pubblico e l’atmosfera di Piazza Campitelli durante le tre serate realizzate in collaborazione con Jungle Music Factory.
Apri il reel su Facebook18 luglio: elettronica, trasformazione e rap tiburtino
La prima delle tre serate curate da Jungle Music Factory, venerdì 18 luglio, ha riunito Renho, Carrese e Flaco Mustang. Il programma istituzionale annunciava Carrese insieme ai local guest; la comunicazione successiva del festival ha poi presentato nel dettaglio i due progetti tiburtini incaricati di aprire e completare la serata.
I Renho, duo elettropop nato a Tivoli, definiscono la propria musica un “electro pop malinconico”: una formula essenziale che restituisce bene l’incontro tra scrittura introspettiva, pulsazioni elettroniche e sensibilità melodica. Il loro rapporto con Jungle Music Factory precede AltiSuoni e comprende anche attività di registrazione e sviluppo di nuova musica, rendendo la loro presenza particolarmente coerente con l’identità territoriale della serata.
Al centro del programma c’era Carrese, cantautrice e chitarrista capace di muoversi tra immediatezza pop e ricerca sonora. Nel 2025 ha pubblicato Crisalide, un progetto di sei brani dedicato al cambiamento e alla metamorfosi, nel quale la sua voce incontra una produzione sempre più elettronica ed elegante. Portare questo repertorio a Piazza Campitelli ha significato inserire nel festival una forma di pop contemporaneo intima, ma allo stesso tempo costruita per espandersi dal vivo.
A completare il cartellone è stato Flaco Mustang, nome artistico di Alessandro, rapper nato a Tivoli nel 2003. Il suo percorso parte dalla cultura hip-hop e attraversa graffiti, breakdance e rap, combinando sonorità classiche e nuove influenze urban. Nei testi convivono strada, famiglia, identità personale e desiderio di riscatto: elementi che hanno portato sul palco di AltiSuoni una voce direttamente legata alla città e alle sue generazioni più giovani.



19 luglio: il nuovo cantautorato incontra il groove
La seconda serata ha spostato ancora una volta le coordinate, accostando Didettagli, Ventidue e Jassies. Tre progetti differenti, accomunati dalla volontà di trattare la canzone come uno spazio aperto, nel quale scrittura, produzione e presenza scenica possono continuamente ridefinirsi.
Didettagli si presenta con una dichiarazione programmatica tanto ironica quanto efficace: “musica per chi si sente veramente normale”. Dietro questa definizione vive una scrittura che gioca con fragilità quotidiane, sentimenti e cortocircuiti generazionali, muovendosi nel territorio del nuovo pop indipendente italiano.
Ventidue, nome artistico della cantante romana Anita Guarino, arriva invece da una formazione iniziata molto presto tra pianoforte e conservatorio. Nel 2025 si è aggiudicata il Raccoon Music Award, concorso realizzato in collaborazione con OndaRock e Radio Rock, mentre il brano Quello che non ho era già risultato vincitore ad Area Sanremo 2023. Il suo è un cantautorato nel quale preparazione musicale e linguaggio contemporaneo cercano un equilibrio personale, senza rinunciare alla dimensione emotiva.
Con i Jassies la piazza è entrata invece nel territorio del groove. Il progetto nasce dall’incontro tra rap e voce, sviluppandosi poi attraverso chitarre, basso e una produzione influenzata da hip-hop, funk, soul e jazz. La band ha costruito la propria identità proprio nella dimensione live, dove rime, linee vocali e strumenti acquistano una fisicità difficile da contenere nella sola registrazione.
È stata probabilmente la serata più esplicitamente trasversale delle tre: dalla canzone indipendente alla vocalità d’autore, fino a un hip-hop suonato che ha rimesso il ritmo al centro dello spazio urbano.



20 luglio: Tivoli incontra la scena alternative romana
L’ultima notte di AltiSuoni ha chiuso l’intera edizione di Art Tivoli 2025 con Colle Luna, The Light Drown e Wepro, spingendo il programma verso atmosfere più elettriche, scure e apertamente rock.
L’apertura affidata ai Colle Luna ha riportato sul palco una presenza profondamente legata al territorio. La band alternative rock nasce infatti a Tivoli e costruisce il proprio suono attraverso groove ipnotici, distorsioni, aperture psichedeliche e una continua ricerca dell’autenticità dal vivo. Nel 2025 il gruppo ha pubblicato l’EP Vega, consolidando un’identità nella quale intimità e impatto sonoro convivono senza contraddizioni.
Con The Light Drown la serata si è immersa nelle tonalità dell’emo e della dark wave. Nato a Roma nel 2022, il progetto ha pubblicato nel 2025 l’album d’esordio Manifesto: otto tracce prodotte da Divi dei Ministri, attraversate da relazioni complesse, fragilità, richieste d’aiuto e tensioni generazionali. La band si era già costruita una solida esperienza nei principali club romani, portando a Tivoli un set pensato non soltanto per essere ascoltato, ma vissuto emotivamente.
La chiusura è stata affidata a Wepro, cantante e produttore di origine pugliese e romano d’adozione. Il suo progetto unisce rock ed elettronica, strumenti analogici e produzione digitale, mantenendo al centro una forte identità autoriale. Nel 2025 ha pubblicato Music for rapine, ulteriore tappa di un percorso che lo ha visto lavorare come cantante, autore e produttore, oltre a collaborare con realtà televisive e musicisti di esperienza internazionale.
Dopo tre giorni di continui cambi di atmosfera, il finale ha così ricondotto AltiSuoni alla sua anima più esplicitamente rock, senza però rinunciare alle contaminazioni che avevano caratterizzato l’intero fine settimana.



Sei video per entrare nel suono del festival
Una selezione di videoclip e performance dal vivo degli artisti che hanno attraversato le tre serate finali di AltiSuoni 2025.
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Per alcuni giorni Piazza Campitelli non è stata soltanto una splendida cornice, ma un punto di incontro tra patrimonio e presente, provincia e Capitale, studio e palco.
AltiSuoni 2025
Il festival che mancava
La prima edizione di AltiSuoni ha mostrato che a Tivoli esiste uno spazio possibile per una rassegna dedicata alla musica originale. Non necessariamente un grande palco isolato dalla città, ma un luogo raccolto nel quale pubblico e artisti possano rimanere vicini, ascoltarsi e riconoscersi.
La collaborazione con Jungle Music Factory ha dato agli ultimi tre concerti una direzione precisa: presentare la musica dal vivo non come semplice intrattenimento estivo, ma come parte di un ecosistema fatto di sale prova, studio di registrazione, produzione, formazione, relazioni artistiche e conoscenza della scena indipendente.
La scelta di far convivere progetti tiburtini e romani, artisti emergenti e musicisti con percorsi già consolidati, pop elettronico e rap, cantautorato e alternative rock ha evitato ogni effetto da vetrina promozionale. AltiSuoni ha funzionato soprattutto come racconto: tre serate, nove progetti e una città osservata attraverso le voci di chi sta ancora cercando nuove forme per esprimersi.
Il lascito più importante della prima edizione è forse proprio questo. Per alcuni giorni Piazza Campitelli non è stata soltanto una splendida cornice, ma un punto di incontro tra patrimonio e presente, provincia e Capitale, studio e palco.
Un luogo nel quale la musica nuova ha potuto finalmente suonare alta.
Fonti e approfondimenti
Programma Art Tivoli 2025 · Visit Tivoli · Reel delle serate finali. Le immagini dell’articolo provengono dai materiali ufficiali di AltiSuoni 2025 forniti a Jungle Magazine.