Ci sono dischi che mettono in mostra la propria complessità e altri che preferiscono nasconderla dietro una melodia apparentemente semplice. Black and Gold, il nuovo lavoro degli Sterbus, appartiene decisamente alla seconda categoria.

È un album capace di accogliere l’ascoltatore con il calore del pop e, pochi istanti dopo, trascinarlo lungo deviazioni armoniche, cambi d’atmosfera, archi, fiati, rumori, silenzi e improvvise accelerazioni emotive.

La definizione scelta da Guido Bellachioma per l’ampio speciale pubblicato su Prog Italia“Pop e montagne russe” — coglie perfettamente la natura del progetto. La musica degli Sterbus procede infatti per salite, precipizi e curve impreviste, senza però perdere mai di vista la canzone.

Pubblicato il 14 novembre 2025, Black and Gold raccoglie undici brani scritti, arrangiati e prodotti da Emanuele Sterbini e Dominique D’Avanzo. Il disco attraversa power pop, progressive rock, folk britannico, art rock e psichedelia, ma evita accuratamente di trasformarsi in un catalogo di citazioni. Cardiacs, XTC, Beatles, Frank Zappa ed Elliott Smith possono affiorare come coordinate culturali, senza mai togliere agli Sterbus la loro voce riconoscibile.

Un concept libero, guidato da Virginia Woolf

Il centro emotivo di Black and Gold è la figura di Virginia Woolf, evocata non attraverso una narrazione rigidamente lineare, ma come presenza che attraversa il disco: una voce, un’ombra, un nucleo di fragilità e immaginazione.

Il percorso prende forma già nei primi brani. Dopo i quaranta secondi sospesi di Any Longer, Alfriston Two Four Five apre uno scenario più ampio e cinematografico. Il titolo richiama il numero telefonico della casa della sorella di Virginia Woolf e il momento in cui alla famiglia arrivò la notizia della sua morte. Il testo, firmato dal giornalista e scrittore Marco Zatterin, è stato il primo impulso dal quale si è progressivamente sviluppata una parte importante del progetto.

Subito dopo, War Waltz affida a un quartetto d’archi una riflessione aspra e quasi teatrale sulla guerra, mentre Virginia Flows utilizza direttamente un passaggio di Gita al faro. La voce recitante di Debz Maher, il basso distorto di Sterbini e la chitarra di Peter Lawson trasformano la pagina letteraria in uno spazio sonoro inquieto, intimo e profondamente visivo.

Il nero e l’oro del titolo non rappresentano soltanto due colori. Sono due stati opposti che continuano a sfiorarsi: il buio e la luce, il peso e la leggerezza, il dolore e la scintilla creativa. La copertina illustrata da Dario Faggella, con la sua figura femminile sospesa tra ritratto, memoria e fiaba, rende visibile questa tensione ancora prima dell’ascolto. L’elaborazione grafica è di Francesco Stefanini.

Copertina dell'album Black and Gold degli Sterbus
Copertina di Black and Gold, illustrazione di Dario Faggella.
Sterbus · 2025

Ascolta Black and Gold

Undici brani tra power pop, progressive, arrangiamenti orchestrali e una scrittura che continua a sorprendere senza perdere il centro melodico.

Ascolta su Bandcamp

Il Jungle Music Factory come parte del linguaggio musicale

La costruzione sonora di Black and Gold si è sviluppata al Jungle Music Factory di Tivoli tra maggio 2024 e settembre 2025. Qui Francesco Grammatico ha registrato, curato il suono, missato e masterizzato l’intero album. Ma definirlo soltanto fonico sarebbe riduttivo: Grammatico interviene anche come musicista, suonando sintetizzatore Poly D, tromba, trombone e violoncello.

Nell’intervista concessa a Prog Italia, Sterbini lo descrive sostanzialmente come uno dei tre elementi centrali del lavoro, accanto a lui e Dominique D’Avanzo. È una definizione che racconta bene un rapporto ormai consolidato: Grammatico non interviene alla fine del processo per dare semplicemente una forma tecnica alle registrazioni, ma accompagna la musica mentre nasce, contribuendo a trovare soluzioni, colori e profondità.

Il sodalizio dura infatti da molti anni. Già nel doppio Real Estate/Fake Inverno del 2018 Francesco Grammatico aveva seguito registrazione, missaggio e mastering, oltre a partecipare con tromba, pianoforte, sintetizzatori, chitarre e cori. Nel successivo Let Your Garden Sleep In era tornato non solo dietro il banco, ma anche come polistrumentista, suonando violoncello, tromba, trombone e organo.

Proprio Let Your Garden Sleep In e Black and Gold, i due più recenti album organici di canzoni inedite degli Sterbus, sono stati registrati integralmente al Jungle Music Factory. La raccolta strumentale Solar Barbecue, pubblicata nel mezzo, riuniva invece materiali provenienti da sessioni ed epoche differenti, comprese registrazioni domestiche e lavorazioni effettuate tra i precedenti studi e il Jungle Music Factory.

Questa continuità permette allo studio di diventare qualcosa di più di un luogo fisico. Il Jungle Music Factory è ormai parte del vocabolario sonoro degli Sterbus: uno spazio nel quale melodie, strumenti acustici, elettronica, fiati e arrangiamenti complessi possono convivere senza perdere definizione.

Emanuele Sterbini durante le registrazioni di Black and Gold al Jungle Music Factory
Emanuele Sterbini al lavoro durante le sessioni di Black and Gold. Immagine tratta dallo speciale di Prog Italia.

La musica ha la magia e il potere di divertire ed emozionare.

Emanuele Sterbini, intervista a Prog Italia

Un disco popolato da amici, strumenti e incontri

Il nucleo del progetto rimane quello formato da Emanuele Sterbini e Dominique D’Avanzo. Sterbini si divide tra voce, chitarre, basso, pianoforte, Mellotron, organo, sintetizzatori, marimba e vibrafono; D’Avanzo affianca alle parti vocali clarinetto, flauto, sax tenore, whistle e Stylophone.

Attorno a loro si muove però una vera comunità musicale: Alessandro Palermo alla batteria, i Layer Bows agli archi, Paolo Sala agli arrangiamenti, Sam Healy al sound design, Riccardo Piergiovanni ai sintetizzatori, Luca Venitucci alla fisarmonica, Leonardo Mirenda ed Edoardo Taddei alle chitarre, oltre a Debz Maher, Peter Lawson, Davide Di Giovanni, Max Crowe, Pablo Tarli e Brenda Gaga.

La ricchezza dell’organico non produce un disco sovraccarico. Al contrario, ogni intervento sembra avere una funzione narrativa. Gli archi non servono a rendere tutto più solenne, i fiati non sono semplici decorazioni e l’elettronica non cerca effetti spettacolari. Ogni timbro appare nel momento in cui la storia ne ha bisogno.

La title track Black and Gold riduce invece l’orchestrazione fino a lasciare in primo piano chitarra classica, basso, clarinetto e voci. Two Elms torna ad aprire lo spazio con pianoforte, archi e un assolo di Poly D, mentre The Greatest Possible Happiness recupera persino una registrazione sopravvissuta al danneggiamento di un computer: una traccia ricostruita a partire da un file d’ascolto, alla quale sono stati aggiunti nuovi interventi di flauto e clarinetto.

In Undone la scrittura si fa fragile e disarmante. È forse il momento nel quale la natura degli Sterbus emerge con maggiore chiarezza: accordi accessibili, dettagli inattesi e una malinconia che non diventa mai compiacimento. La lunga Careful of Neon Lights conduce verso il finale mescolando pianoforte, Mellotron, fisarmonica, archi, tromba e trombone, prima che la breve Down the Reverb chiuda il viaggio con poco più di un minuto di chitarra acustica. Dopo tante curve, la montagna russa si ferma quasi in punta di piedi.

Emanuele Sterbini e Dominique D'Avanzo degli Sterbus dal vivo
Gli Sterbus dal vivo. Immagine tratta dallo speciale di Prog Italia.
Copertina di Prog Italia dedicata agli Sterbus
La copertina di Prog Italia dedicata agli Sterbus.

Gli Sterbus sulle pagine di Prog Italia

L’attenzione dedicata a Black and Gold da Prog Italia rappresenta un riconoscimento significativo per un progetto che ha sempre attraversato liberamente i confini tra pop e progressive. La rivista ha riservato agli Sterbus un ampio approfondimento firmato da Guido Bellachioma, accompagnato da fotografie, immagini di studio e una lunga intervista dedicata alla genesi del disco, alle influenze e al rapporto tra composizione, tecnica e ironia.

È proprio qui che emerge con maggiore nitidezza il cuore del progetto. Gli Sterbus non chiedono all’ascoltatore di scegliere tra immediatezza e ricerca, tra pop e prog, tra sorriso e inquietudine. Tengono insieme ogni elemento, lasciando che le contraddizioni diventino parte della musica.

Il risultato è un album capace di parlare a pubblici diversi senza semplificare il proprio linguaggio: abbastanza melodico da conquistare al primo ascolto, abbastanza complesso da continuare a rivelare nuovi dettagli nel tempo. Un disco nel quale l’universo immaginativo di Emanuele Sterbini e Dominique D’Avanzo incontra ancora una volta la sensibilità produttiva di Francesco Grammatico e il suono del Jungle Music Factory.

Tra ombre nere e improvvise scintille dorate.

Ascolto e approfondimenti

Sterbus — Black and Gold su Bandcamp · Recensione su OndaRock · fotografie e intervista tratte dallo speciale dedicato agli Sterbus su Prog Italia.